E LA FESTA DOV'E'?

di Francesco Somma

Diciamoci pure la verità: negli ultimi mesi c’eravamo quasi dimenticati cosa vuol dire vincere il derby. L’ultimo successo rossonero risaliva al 14 aprile 2006, finì uno a zero con gol di Kaladze. Dopo 2 anni di astinenza, il Milan torna al successo nella gara più sentita della stagione, battendo l’Inter di Mancini per 2-1, con reti di Kakà e Inzaghi. Gli uomini di Ancelotti, consci dell’importanza dei 3 punti, si sono resi protagonisti di una gara praticamente perfetta per almeno 60’, e vale a dire dopo aver segnato 2 meritatissimi gol.
Ancelotti schiera gli stessi giocatori che avevano trionfato a Livorno una settimana fa, mentre Mancini mischia un po’ le carte, inserendo il portoghese Maniche a ridosso di Pirlo, ed esclude il giovane Balotelli, affidandosi all’esperienza di Cruz e Crespo in avanti, e alla forza di Rivas, in difesa.
Un’Inter frastornata e affannata, costretta a rintanarsi nella propria metà campo per tutto il primo tempo, complici la pressione e la determinazione dei padroni di casa, che vanno più volte vicini al gol con Inzaghi, Bonera e Seedorf. Un Milan formato Manchester: per tutto il primo tempo  è sembrato di rivedere il famoso perfect match della scorsa semifinale di Champions. L’unica differenza, rispetto a quel primo tempo, è che contro l’Inter, malgrado l’insistenza, il gol tarda ad arrivare, almeno fino all’intervallo.
Nella ripresa al Milan bastano dieci minuti  per prendersi ciò che gli spetta: Kakà va via a Materazzi sulla destra e crossa al centro per Superpippo, che da pochi passi batte un incolpevole Julio Cesar. 9 goal in cinque partite consecutive, 17 in 17 gare da titolare quest’anno. 99 con la maglia del Milan: sono questi i numeri incredibili che stanno dando un senso alla sofferta stagione rossonera. I numeri di un ragazzino 35enne che ormai ha fatto del gol la sua acqua di Cocoon, quella dell’eterna giovinezza. Poco dopo, Vieira tarda a liberarsi del pallone, si confonde, e Ambrosini ne approfitta, servendo a Kakà la palla del raddoppio: il pallone d’oro non sbaglia.
Mancano 30 minuti al termine, entra Pato per Pippo Inzaghi e il Milan arretra il baricentro, concedendo tutto il campo ad una nuova Inter, più aggressiva, più pericolosa. Al minuto ’72, sugli sviluppi di una punizione dai venticinque metri, Kalac si trova di fronte, più che una barriera, un muro umano che gli impedisce di vedere la sfera. In ogni modo la sfera parte, e il ferale destro di Cruz lo trafigge. D’ora in avanti l’Inter si riversa nella metà campo rossonera, mentre il Milan spreca in contropiede con Seedorf e con un emozionato Pato, ma il destino è già scritto e non offrirà alla banda Mancini più di qualche calcio d’angolo. Il derby numero 268 finisce 2 a 1 per i nostri ragazzi, e dalla Sardegna arrivano buone nuove: la Fiorentina, reduce dall’eliminazione in Uefa, paga dazio contro il Cagliari di Ballardini, mentre la Roma di Spalletti espugna il Ferraris, rimandando la festa nerazzurra. E’ forse il momento più bello della stagione, sia da un punto di vista emotivo, che fisico, perché questo Milan ha finalmente trovato la forma migliore: è tonico, determinato, incisivo e poi, diciamolo francamente, quando il trio delle meraviglie è tale, non c’è Materazzi o Zanetti che tenga.
Quanto all’Inter, sarebbe ingiusto, oltre che stupido, cercare le cause della sconfitta nella lista degli infortunati, nelle scelte di Mancini, né tanto meno nelle motivazioni, dopo una settimana di annunciate finali Champions, di feste impagabili e sfilate sotto la Curva Sud. Cari nerazzurri, oggi vi giocavate lo scudetto contro i vituperati cugini! Più stimolante di cosi? E, il testo è di appartenenza interista: “Sai che bello festeggiare lo scudetto sotto la loro curva!” Mi permetto poi, di esprimere una mia personale curiosità: come può Massimo Moratti affermare che “questo derby valeva come una finale di Champions..”?: cosa ne sa lui di finali di Champions????. Non lo sapremo mai. Una cosa è certa: l’Inter ha perso perché ha incontrato un avversario che ha giocato meglio e ha dimostrato di essere di gran lunga più in forma. Tutto qui.
L’obiettività è merce rara nel mondo del calcio, ma vogliamo ugualmente augurarci che chi ha perso abbia la serenità e il buon senso di riconoscere i meriti altrui.
Detto questo, bando ai festeggiamenti: bisogna guardare avanti. Abbiamo sì un punto di vantaggio sulla Fiorentina, ma domenica ci aspetta il calderone S. Paolo, per quella che sarà veramente la gara della verità. Forza Ragazzi, siamo con voi!

 

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