CE LI ABBIAMO SOLO NOI
15 luglio 2008, ore 22.59: Ronaldinho è del Milan. Dopo le notizie al 99,9% dei media sportivi e non, sul sito ufficiale rossonero appare la conferma del colpo. Dopo 2 anni di trattative, tira e molla, annunci smentiti, il trequartista più spettacolare degli ultimi 10 anni, arriva a Milano sponda rossonera, dove rimarrà fino al 2011. E’ una notizia rilevante, per i tifosi e per la società, perché in poco più di mezz’ora il numero degli abbonati cresce, le visite al sito del Milan triplicano, il fiduciometro sale nei confronti di una equipe dirigenziale da troppo tempo apatica.
Il dentone brasiliano è arrivato: non c’è più spazio per la critica, per i filo-Adebayor, per i nostalgici di Sheva. Il calcio ha vinto, o meglio, ha vinto il calcio-spettacolo, essenza della filosofia calcistica berlusconiana. Il Milan deve vincere deliziando, incantando le platee, esprimendo un calcio sublime e concreto. Nasce il KA-PA-RO bis, maturo erede di un trio fantasma, capace di abbattere soltanto lo sventurato Napoli di Reja, lo scorso gennaio. Tra le altre cose, il calcio è sogno, e sognare, attualmente, è tutto ciò che possiamo fare, immaginando un trio che ha tutte le carte in regola per lasciarci a bocca aperta, per travolgere chiunque, per far passare in secondo piano l’importanza di ulteriori innesti. Forse Dinho non era un giocatore necessario, in quanto nel suo ruolo il Milan è già “a posto”, sicuramente l’acquisto di una prima punta forte fisicamente e capace di fare a sportellate con le difese più blindate, sarebbe stato l’ideale.
Ma la sola idea di quelle treccine volanti sul prato di S.Siro possiede innegabilmente la forza di annullare ogni rammarico e di spazzare via perfino le più incrostate patine di amarezza.